Recensione “Resident Evil Requiem”

Recensione “Resident Evil Requiem”

Un tuffo nel buio: Ritorno a Resident Evil dopo 21 anni

Sembra incredibile, ma riapprocciarsi alla saga di Resident Evil dopo ben 21 anni mette una certa soggezione. Requiem rappresenta infatti il mio primo contatto con il franchise dai tempi del quarto capitolo su PS2. Vorrei quindi puntualizzare che questa recensione non farร  confronti con il passato recente della serie, proprio per mantenere un punto di vista piรน critico, fresco e personale possibile.

ALLERTA SPOILER

La recensione di Resident Evil Requiem che segue contiene dettagli sulla trama e sull’evoluzione dei protagonisti. Se preferisci scoprire la veritร  da solo, salta al Verdetto Finale in fondo alla pagina.

Il risveglio di un incubo: Tra Grace e Leon

Resident Evil 9: Requiem ci proietta in una vicenda che รจ il seguito diretto di Village. Ambientato cinque anni dopo il suo predecessore, il gioco ci mette nei panni di Grace Ashcroft, un’analista dell’FBI inviata sul campo per indagare su un caso di omicidio legato a una nuova epidemia chimica. Quello che sembra un normale incarico si rivelerร  un viaggio introspettivo alla ricerca di una veritร  nascosta nel passato della stessa protagonista.

Ad affiancarla troviamo una vecchia conoscenza: Leon Kennedy. Il veterano della saga รจ stato inviato dalla DSO nello stesso luogo per dare la caccia a un sospettato chiave. La presenza di Leon non รจ solo un omaggio ai fan, ma il fulcro di un profondo cambiamento nel ritmo di gioco.

Tuttavia, devo ammettere che inizialmente ho faticato a entrare in sintonia con la narrazione, forse proprio a causa del mio lungo distacco dalla serie. La trama ha iniziato a colpirmi e a coinvolgermi davvero solo verso le battute finali, ma purtroppo, proprio quando mi aveva finalmente “preso”, il gioco รจ terminato, lasciandomi con la sensazione di un racconto che avrebbe meritato piรน spazio per decollare del tutto.


Due volti, due destini: Il peso dell’esperienza

La vera forza di questo capitolo risiede nella profonda differenza tra i due protagonisti, che si riflette direttamente sul pad. Da una parte abbiamo Grace Ashcroft, una semplice dipendente d’ufficio dell’FBI senza alcuna esperienza di combattimento e segnata dai traumi per la morte della madre. Il suo gameplay iniziale รจ uno stealth puro, dove la paura รจ tangibile perchรฉ lei stessa si sente vulnerabile.

Al suo opposto troviamo Leon Kennedy: un veterano della saga che non prova piรน alcun timore per i nemici. Avanza con una sicurezza tale da accompagnare gli scontri con le sue iconiche “pessime battute”, mantenendo un piglio spavaldo anche di fronte alle creature piรน cruente. “Questa distanza emotiva trasforma le sue sezioni in un action viscerale: dove Grace trema, Leon avanza tra piogge di proiettili.“

Tuttavia, il gioco compie un passo coraggioso con l’evoluzione di Grace. Nelle fasi finali, man mano che affronta i propri demoni, la timorosa analista lascia spazio a una donna determinata a sopravvivere. Questo cambiamento si percepisce chiaramente nel gameplay: Grace inizia a gestire il pericolo con una fermezza che all’inizio sembrava impossibile, rendendo il suo percorso di crescita reale e gratificante.


Dualitร  del Terrore: Stealth contro Adrenalina

Fin dalle prime fasi รจ possibile notare una dualitร  netta nei gameplay contrapposti:

  • L’approccio di Grace: Riprende una formula classica e ansiogena, focalizzata su stealth e gestione oculata dell’inventario. La visuale fissa in prima persona amplifica il senso di oppressione, rendendo fatale ogni spreco dei pochi proiettili a disposizione.
  • L’approccio di Leon: Rappresenta l’evoluzione d’azione della serie, portata qui all’estremo. Nei suoi panni la paura scompare, lasciando spazio a scontri cruenti contro zombie, lupi infetti e piante carnivore.

Questa alternanza permette di variare costantemente il ritmo (pacing), rendendo l’esperienza dinamica. Tuttavia, il rischio รจ quello di generare unโ€™esaustione mentale in chi non รจ abituato a sistemi cosรฌ diversi e non sempre perfettamente sinergici. Ho apprezzato l’introduzione di potenziamenti tramite gettoni (come l’aumento della vita o dell’inventario), ma vengono sfruttati per una parte cosรฌ piccola dell’avventura da sembrare idee inserite senza una reale pianificazione. La campagna si chiude in meno di 10 ore a modalitร  normale: una durata adeguata per il genere, ma che evidenzia quanto alcune meccaniche siano state solo abbozzate.


Architetture di paura: Il design dei livelli e la potenza del RE Engine

Se c’รจ un campo in cui Capcom resta insuperabile รจ il level design, che qui brilla proprio perchรฉ costruito attorno ai due stili di gioco contrapposti. Le ambientazioni di Requiem non sono solo scenografiche, ma funzionali al ritmo:

  • Grace si muove in spazi stretti, angusti e poco illuminati, che rendono le fasi stealth gratificanti e mai noiose.
  • Leon, al contrario, agisce spesso in aree piรน ampie e aperte, perfette per supportare una struttura puramente action.

Un plauso speciale va alla sezione di Raccoon City con Leon: la scena con i vetri sospesi รจ un miracolo tecnico e visivo che lascia a bocca aperta, dimostrando una verticalitร  e una cura per il dettaglio fuori dal comune. In generale, colpisce la straordinaria diversitร  delle ambientazioni: si passa con estrema naturalezza da contesti tradizionali e decadenti a strutture iper-tecnologiche nelle fasi finali, senza mai perdere coerenza visiva.

La cura grafico-estetica garantita dal RE Engine รจ incredibile, con ambientazioni iper-dettagliate e cutscene quasi sempre in-engine che mostrano una pulizia tecnica d’alto livello. รˆ doveroso sottolineare l’ottimo lavoro di rifinitura fatto su questo titolo: a differenza dei casi “sporchi” di Monster Hunter Wilds e Dragon’s Dogma 2 al loro day one, Requiem si presenta estremamente solido e ben ottimizzato. Sulla versione Steam che abbiamo testato, godersi le ultime tecnologie Nvidia come il Path Tracing รจ stato un vero piacere per gli occhi, confermando che, con la dovuta ottimizzazione, il motore proprietario di Capcom non ha nulla da invidiare ai top di gamma del settore.


Il suono del silenzio (e delle urla)

Un errore che ho fatto inizialmente รจ stato non prestare la dovuta attenzione al comparto sonoro, ma Requiem riesce a creare una sinergia perfetta tra atmosfera e design proprio grazie a un audio di altissimo livello. Non รจ solo un contorno, ma uno strumento che manipola la tensione: la spazialitร  dell’audio รจ talmente curata che ogni scricchiolio o respiro affannato dietro una porta trasmette una minaccia costante.

Nelle fasi con Grace, il silenzio รจ il protagonista, interrotto solo dai battiti del cuore o da rumori ambientali che amplificano la sua vulnerabilitร . Particolarmente d’impatto รจ la sequenza in cui la impersoniamo da bambina: qui il sound design tocca vette di eccellenza, trasformando i suoni domestici in presagi di timore vero.

Al contrario, con Leon, l’audio esplode in tutta la sua potenza adrenalinica. Il riverbero degli spari tra i palazzi di Raccoon City e il verso gutturale degli infetti creano un’esperienza viscerale. Tra urla di infetti e rumori di spari realistici, il comparto sonoro non si limita ad accompagnare l’azione, ma la guida, valorizzando l’incredibile lavoro svolto sul RE Engine.


Verdetto Finale

Resident Evil Requiem

Resident Evil Requiem si presenta come il nono capitolo della saga principale. Si mostra come un titolo completo e senza difetti evidenti, se non una struttura di doppio gameplay che potrebbe far storcere il naso a molti per la sua diversitร . Capcom dimostra ancora una volta di saper confezionare titoli di grande spessore, anche se a volte la carne al fuoco risulta fin troppo abbondante.

Nonostante il timore iniziale dovuto al lungo distacco dalla saga e al “numero 9” nel titolo, l’immersione รจ stata totale. Questa รจ una recensione scritta da un neofita per altri neofiti: se cercate un horror moderno e visivamente mozzafiato, merita la vostra attenzione.

8.4 VOTO

PRO

  • Gameplay variegato: L’alternanza tra stealth e action mantiene viva l’attenzione.
  • Estetica iper-dettagliata: Ambientazioni curate nei minimi particolari grazie al RE Engine.
  • Sound design eccelso: Fondamentale per la tensione, specialmente nelle fasi con Grace.

CONTRO

  • Ritmo narrativo: La trama ingrana troppo tardi e il gioco finisce proprio sul piรน bello.
  • Poco equilibrato: La dualitร  degli stili di gameplay potrebbe non piacere a tutti.
  • Boss finale: Uno scontro conclusivo sottotono che si poteva gestire meglio.

RESIDENT EVIL REQUIEM รจ disponibile dal 27 febbraio 2026 per PlayStation 5, Xbox Series X|S, PC (via Steam e Epic Games Store) e Nintendo Switch 2.

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2 risposte a “Recensione “Resident Evil Requiem””

  1. Avatar ThorOfThunder
    ThorOfThunder

    Una menzione speciale credo l’avrebbe meritata l’accetta di Leon. Un dono che Kratos ha trasmesso al suo degno erede ๐Ÿ˜†

    1. Avatar Sir Jack Snake

      Sono d’accordo ma c’era tanto di cui parlare…
      Prima review seria e si spera non l’ultima!

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